Prigionieri

 

 

 

La rondine e i prigionieri. Il furgone cellulare dei carabinieri è costretto a fermarsi, una curva a gomito rende impossibile la manovra. Il milite, un ragazzo in perfetta forma, sbarbato con gli occhi celati da un paio di Ray ban gesticola dando istruzioni al conducente. La gente osserva e fa spazio ai tutori dell’ordine.

Che ci fa un furgone di quelle dimensioni in pieno centro storico tra bancarelle e gente che spensierata passeggia?

Mentre mi interrogo incuriosito, quasi costretto dall’improvista sosta del mezzo, traguardo tra le tende del veicolo leggermente scostate e vedo un gruppo di ragazzi. Non nego che subito provo pietà per quegli sconosciuti privati della libertà.

Non so chi siano, non so di quali reati si siano resi protagonisti, non conosco la loro biografia e i loro travagli umani, non saprò mai cosa ci facciano li; se siano buoni o cattivi, pericolosi o innocui, innocenti o colpevoli; so soltanto che li sento vicini.

Il furgone riparte, tutto torna in ordine, la città con i ritmi tipici di un sabato mattina. La gente seduta nei caffè che fissa il cellulare, una coppia di amanti, forse turisti, che procedono mano nella mano, si fermano e si baciano. In alto il sole filtra tra le case, rimbalza su di un vetro e mi prende in pieno viso. Alzo una mano per proteggere gli occhi e vedo una rondine. Libera.

Ripenso agli sconosciuti; la società, noi tutti, di primo acchito ci sentiamo protetti sapendoli rinchiusi, resi inoffensivi. Ci sembra tutto normale e pensiamo – forse non a torto- che l’ordine debba essere sempre garantito.

Quegli anonimi detenuti per certi aspetti ai nostri occhi di “cittadini normali” sono dei nemici. Eppure provo un certo disagio e mi dico che le nostre città, le nostre vite frenetiche, i nostri progetti non hanno tempo per nessuno che si attardi, soprattutto non hanno tempo per chi ha sbagliato.

Ogni singola e sconosciuta storia meriterebbe l’attenzione di un tutor, ma nel nostro mondo gli unici tutelati sono i forti e i loro amici, funziona così anche a scuola e a poco vale l’impegno di tanti volontari e sognatori. È la struttura di questo “mondo” che andrebbe cambiata.

Ogni singola storia meriterebbe un surplus d’amore non di strutture, programmi e figure tecniche seppur lodevoli. Meriterebbe tempo e amore.

“Amate i vostri nemici”, così disse Gesù di Nazaret. Credo con queste parole intendesse che dobbiamo provare compassione senza giudicare e immaginare come ogni vita fallita possa essere la nostra, possa essere quella della persona cui più teniamo.

Se quei ragazzi fossero vissuti in un villaggio, dentro una comunità fondata su poche regole, oggi forse correrebbero liberi. Come quella rondine, come questa nuvola che per un attimo ha oscurato il sole in questa mattina di Giugno.

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