Perchè adoro quelle Sisters.

La natura della donna esiste? Il solo termine natura, evoca fissità, ruoli definiti, privilegi maschili da perpetrare, lo so. La pensano così i conformisti, i progressisti, gli emancipati, le femministe.

È vero, la natura muta, la natura di ogni essere vivente è in evoluzione lungo il corso di milioni di anni. La sostanza di ogni creatura ha conosciuto un processo di perfezionamento per compiere il quale sono occorsi migliaia e migliaia di anni.

Il credente sa che esiste un creatore e che Lui ha posto in ogni vita un processo, secondo un disegno, che conosce un termine.

Il nucleo della natura maschile e di quella femminile è oramai dato; è il corpo, la sua conformazione a rivelarlo. Il corpo definito è la matrice.

I ruoli di maschio e femmina lungo i secoli della storia sono “emersi dal corpo”. La donna nel percepirsi madre, fu inclinata verso l’azione della cura, della casa, mentre l’agire “fuori”, la caccia, la guerra, il lavoro pesante, fu prerogativa maschile.

Tutto questo ha reso il maschio quasi un padrone. Era lui a difendere la casa, era lui a portare il cibo. Il maschio poteva accoppiarsi a piacimento senza dover render conto di nulla. Per questo egli fu incline all’infedeltà e la donna ne accettò il gravoso lascito. Per questo l’uomo fu violento e padrone della donna, per secoli. Alla donna restò il privilegio faticoso di essere madre, era lei la custode della vita, del figlio appena nato e del marito ferito in battaglia.

In questo modo crebbe nella psicologia femminile la consapevolezza di quanto il dono fosse importante. Fosse tutto.

Non per caso dunque, nel tempo opportuno, Dio scelse Maria per venire al mondo. Si rifugiò nel suo grembo per nove mesi, respirò attraverso il corpo di una donna, mescolò il Suo sangue con quello di lei.

Da allora Maria è la creatura umana più perfetta, tanto che la riflessione teologica la volle giustamente immacolata, vergine e assunta.

Le conquiste di civiltà che oggi coinvolgono la donna sembrano voler negare tutto questo, sono un affronto, in primis, alla natura di Maria, la Theotokos.

Può dirsi civiltà l’uso di anticoncezionali che permetto alla donna di scimiottare il peggio del maschio, cioè mutare partner al solo scopo del piacere occasionale?

È civiltà osannare il tempo in cui la donna può esser madre senza un uomo o semplicemente congelando ovuli per procreare nel tempo più opportuno. È civiltà il sogno della gravidanza ectopica, fuori dal corpo? È civiltà affittare un utero per pochi denari? È civiltà abortire?

È civiltà negare le differenze corporee e psicologiche tra i sessi?

Oggi un essere umano che neghi la propria natura attraverso l’immaginazione e le tecnologie finalizzate a tradurre il desiderio in realtà, asseconda semplicemente l’egoismo solipsistico finalizzato al consumo.

Può resistere una società che si fondi sulla perenne auto creazione?

Quale immagine, vuol rivelare l’idea che anche la donna possa realizzarsi nella lotta competitiva?

Ho incontrato due piccole suore, due meravigliose sorelle “figlie” di madre Teresa di Calcutta. Sono forti, non hanno figli carnali, ma una miriade di figli spirituali, cioè nati dalla potenza d’amore che lo spirito suscita.

“Stanno fuori”, le giovani suore, nei luoghi del conflitto, della paura, della disperazione. Hanno una forza sconosciuta supportata da un sorriso che disarma. Non ambiscono ad onori, premi, cariche ecclesiastiche, titoli mondani, maschi da amare. Non hanno nulla, ma sono forti e felici. Il loro unico grande amore si chiama Gesù Cristo. Ogni giorno lo incontrano e lo adorano semplicemente parlandogli e gettandogli addosso gioie e dolori. Lui risponde sempre riempiendole di forza. Mostrano fiere l’abito bianco e azzurro, stringono ben visibile il rosario fra le mani, si portano appresso una statua di Maria. La creatura perfetta, colei che nulla volendo ebbe tutto. Regalano santini e medagliette, invitano alla preghiera e a far la comunione. Mostrano un pupattolo di gomma che raffigura un feto ricordando a noi tutti come un aborto non sia un grumo di cellule.  I giovani le guardano come fossero marziane, non sono abituati a tanto amore e a tanta ingenua franchezza.

Queste donne non devono dimostrare nulla, non sono preoccupate di essere belle o di perdere visibilità, nessuna ansia di essere all’altezza del maschio. Niente. Per questo le adoro.

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