Renzi è il vecchio

Adesso il piccolo feudatario fiorentino si vanta d’aver vinto. Nonostante il sonoro salasso di circa 2 milioni di voti. Telegiornali compiacenti ed una stampa prona raccontano la sfilata dei mediocri pretoriani del putto ciarliero; quando tutti i dati macroeconomici attestano che il paese è debole. Per non parlare “ della tragedia” del non voto. Metà degli elettori sono sfiduciati, convinti oramai che votare non abbia alcun senso, ma Matteo Renzi, un prodotto dell’odierno scenario politico, sembra disinteressato; stiamo diventando americani, un popolo dominato da lobby e corporations. Lui vuole cambiare il paese, ma la direzione intrapresa parla di privatizzazioni e progressivo smantellamento dello stato sociale. Non si è ancora reso conto, il ragazzo toscano, che il vento sta cambiando, che movimenti nuovi con idee nuove si stanno organizzando. Gli amici potenti, i circoli finanziari e lobbistici non sono il futuro, sono il vecchio. L’idea di una politica che corre, fatta di proclami, slogan, spin doctors, disprezzo verso i sindacati, con relativa esaltazione dell’intraprendenza dei singoli a scapito della comunità; è un’idea morente. No, la storia non è finita, il modello occidentale frutto della criminale deregolamentazione dei mercati e della scomparsa delle sovranità nazionali è il passato, semplicemente perché non può essere il futuro. Per questo il sig. Renzi rappresenta il vecchio, un mondo sul viale del tramonto. Sta crescendo una consapevolezza che pian piano trasformerà gli astenuti in elettori consapevoli e critici. E a poco valgono gli enormi ritardi del fiorentino rispetto “ al problema Europa”e alle folli politiche recessive indotte dall’austerità. Altri, più onesti, più coraggiosi, stanno svolgendo il lavoro per noi; con scritti e pronunciamenti pubblici. Una classe politica che vede nel Pd una forza di civiltà, equità, democrazia e progresso è semplicemente cieca, se non defunta; in quanto esalta il principale motore di appiattimento acritico sul modello economico neoliberista.

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