Rovereto,la Lega,il cambiamento

Il successo leghista attesta ancora una volta come la chiarezza del messaggio unitamente ad una buona leadership rappresenti un ingrediente indispensabile per raccogliere consensi. È in ragione di questo che la Lega predilige alleanze che non ne occultino la forza del simbolo. Questo è tanto più vero in un tempo come il nostro caratterizzato da insicurezza, paura, caduta del senso di identità comunitario. L’idea globalista genera un mondo senza orizzonti governato dalla logica asettica del mercato, un universo che guarda all’Europa; nell’inconsapevolezza di come gli effetti devastanti generati da questo stato di cose non si vedono ancora, o meglio, si manifestino soltanto nelle città del nord, in quanto le aree depresse del sud del paese pur in condizione di povertà, conservano residui di vita comunitaria e orizzonti “ sacri”che non si arrendono ai dogmi della religione del consumo. La lega inoltre, pur manifestando limiti fisiologici in termini di possibile crescita del consenso è movimento popolare e del popolo conserva il piacere di consumare le suole per le strade, di frequentare bar e feste paesane. Essa, parla un linguaggio volutamente semplificato pur possedendo una classe dirigente pragmatica e avvezza all’amministrare; conseguenza quest’ultima, dovuta alla “natura “del ceto politico leghista, proveniente dall’area di coloro che faticano a far quadrare i bilanci, vessati da burocrazia e tasse. Siamo in questo caso lontani dalla “casta” aristocratica e “privilegiata”del mondo del pubblico impiego, con in prima linea gli insegnanti; storico e vilipeso serbatoio della sinistra. Certo, l’universo leghista accorpa una protesta con venature intolleranti quando non razzistiche. È questo il grande limite di ogni forma di populismo; la strategia pensata dagli ideologi guarda al breve e si riversa sul comune cittadino, che finisce per “vedere” anche ciò che non esiste, semplificando la problematica dell’immigrazione e cavalcando la rabbia e il disagio reale di chi vive in quartieri sempre più degradati. Il frutto di tutto questo non potrà mai essere una forza di governo, bensì soltanto, la possibilità di partecipare alla “zona del potere”. Per poter ambire al governo di una grande città o di una provincia o di una nazione ci vuol ben altro, anche se in taluni casi la Lega è assurta, grazie ad alleanze con partiti più moderati a forza di governo. Oggi però non esiste una compagine politica nel centro destra che abbia una forza ideale e simbolica tale da attenuare la “narrazione contestativa “ tipica del leghiamo. Non esiste più il “ il sogno e la leadership carismatica di Berlusconi”, che di fatto, nel sentire comune, “ teneva buoni gli ardori leghisti”, riconducendoli dentro l’alveo della tollerabilità. E quest’ultimo mi pare sia il motivo essenziale, che per ora, lascia campo libero al populismo renziano. Oggi la lega prospera grazie alla divisione del centrodestra e non sembra interessata a progetti unitari, che ne sminuirebbero l’identità, erodendone il consenso, senza, in cambio, distribuire posti al sole. Ma a Rovereto la ferma e pacata leadership di Valduga, corroborata da ampio consenso, mi sembra il “luogo ideale”in cui “ la forza leghista” può tornare ad essere elemento determinante per un cambio di mano nell’amministrazione cittadina. La lega infatti dopo aver mostrato i muscoli, ora dimostri quel senso di responsabilità che deve chiamare tutti al voto, per mutare le sorti della città della Quercia.

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