Sogni e delitti

Nel film di Woody Allen, Sogni e delitti, sembrano condensarsi una serie di buone letture del regista:penso a Delitto e castigo, ma ancor più al magistrale racconto di Zola, Teresa Requin. Quello raccontato in questo film è l’uomo comune, non il delinquente abituale, ma l’uomo che è ciascuno di noi; sempre sospeso tra una vita normale e la possibilità tragica di un delitto, di una caduta. Una volta superato il confine che separa il lecito dall’illecito, la sorte di ciascuno può improvvisamente mutare, perdere l’ordinario corso del vivere scivolando verso la catastrofe. Così accade ai due fratelli protagonisti di questa pellicola; due ragazzi magistralmente interpretati da Colin Farrel e Ewan Mc Gregor; uno forte e uno debole, due vite in cerca di un colpo di fortuna. Sullo sfondo la figura di uno zio munifico, che quando le cose si mettono male interviene puntualmente a portare soccorso,vuoi economico, vuoi umano. Ma improvvisamente, il quadro si rovescia: lo zio generoso ha bisogno di un favore e come dirgli di no dopo tanti aiuti recati alla famiglia. E pur se la richiesta appare subito smisurata trattandosi di uccidere un uomo, i fratelli, dopo non pochi travagli compiono l’insano gesto, quasi a voler pareggiare i favori passati dello zio; nella certa convinzione che lui saprà dovutamente ricompensarli. Ma i ragazzi sono dei “puri”che hanno presunto scioccamente di poter reggere il rimorso, senza fare i conti con un Dio “ che forse esiste”, come sentenzia uno dei due. A dire il vero il più forte dei fratelli non avrebbe problemi;è più cinico lui è poi è andato tutto liscio, nessuno ha visto nulla. Ma il fratello debole si porta una ferita nel cuore, come un morso sul collo che diventa ogni giorno più grande. Così non tace, anzi, vuole liberarsi del peso- eccolo il richiamo a Zolà-. In tutto questo lo zio si muove cinicamente come un burattinaio dietro la tenda del suo squallido teatro. È in questo momento che il male travolge ogni cosa e la tragedia si compie. Il fratello maggiore vorrebbe sbarazzarsi del più giovane, visto che questi non è oramai che un automa alienato in preda agli psicofarmaci e all’alcol. Nulla di più facile che inscenare un suicidio. Ma le cose non vanno come devono andare, l’amore fraterno non può spingersi a tanto. Sarà la sorte a gettare i dadi inscenando una lite, una caduta accidentale, una morte casuale e un suicidio per disperazione. Tutto si ferma, mentre il mondo procede inconsapevole del dramma, mentre il “ mandante di tutto” sfugge ad ogni umana giustizia. E nessuno, né gli amici, né le amanti, né i genitori, sapranno mai la verità, sapranno mai di come scioccamente tutto ebbe inizio e di cosa realmente condusse al dramma. La vita gioca con le apparenze, bene e male si mescolano, l’innocenza non è mai di qualcuno e l’apparenza ci rende tutti fragili; quasi a suggerire una sospensione umanissima di ogni giudizio.

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