Tolleranza intollerante

 

 

 

 Tollerare di per sé è una forma di sopportazione, un marcare il confine per evitare di dar luogo ad un possibile conflitto. Un po’come fu per la legge del taglione, che, seppur oggi considerata un barbaro cascame di epoche virilmente brutali, svolse la funzione di proporzionare la reazione all’offesa subita; come dire, se mi stacchi un occhio non posso ucciderti, c’è sproporzione. Tollerare è confinare rispetto alla “norma” è la concessione che il potere fa a chi sta ai margini.

 

Oggi però, il principio supremo della tolleranza – il senso che questo termine ha assunto- indossa una veste nuova, inquisitoria. Il motivo dominante che offre spunti a questo subdolo “giochetto” credo sia fornito dalle infinite dispute ingaggiate sui social aventi per oggetto il genere, la sessualità, i gusti personali. In assenza di verità condivise, in assenza di verità, opinione ed emozione la fanno da padrone e attraverso di esse il sistema appare dominato dalla manipolazione. Ovviamente a fin di bene.

Mi tengo alla larga dall’impostazione ideologica che ha assunto il dibattito sul ddl.  Zan, ad opera in particolare dei pasdaran- mi perdonino gli originali iraniani- in salsa Pd; partito contenitore più di pulsioni che non di ragioni.

Ma veniamo al “caso” che in particolare mi ha colpito: un ingegnere esperto in robotica posta la propria immagine vestito da donna. I commentatori presentano il tutto specificando i titoli del soggetto; eterosessuale, docente in una disciplina che i più identificano come espressione di razionalità, affermato, maturo, soddisfatto al punto da sfidare gli stereotipi della moda. Niente da eccepire, si tratta di un signore in perfetta sintonia con “il pensiero dominante”, tutto è fluido, tutto è prodotto dalla cultura. Ovvio, peccato che un tal ragionamento se applicato a tutte le era della storia umana sarebbe giustificatorio di ogni cosa. Non sosteneva Hegel che tutto ciò che è reale è razionale? Ma qui, si dirà, si tratta solo di gusto, di abbigliamento.

Ma allora, se è solo questo, perché sentire il dovere di accreditare questo signore? Il discorso sarebbe stato diverso se si fosse trattato di un omosessuale, di un trans-sessuale e se avesse lavorato al porto di Marsiglia come addetto al carico e scarico? Forse qualcuno pensa che il vestirsi da donna è cosa consona a maschi dall’identità indefinita? O, peggio ancora, cosa da Gay?

Il pensiero riposto è forse un altro: “pensate, un eterosessuale, acculturato, non un soggetto dall’identità fluida o deviata, non un ignorante”! Se lo fa lui…non è mica…Eccola, la larvata intolleranza. Posto che sul vestire e sulla moda, si possano dire infinite cose, posto che la questione del gusto e del bello è oggetto di una disciplina che si chiama estetica, posto che l’essere umano si caratterizza per aver saputo definire e distinguere le cose nominandole, posto che uomo e donna assumono, volenti o nolenti, ruoli definiti, certo non immutabili, ma definiti, per affrontare con maggior efficienza la vita, lo stare insieme, l’allevare i figli. Posto che l’esteriorità non sia un qualche cosa che si aggiunga come un manto su un dato soggetto ma che implichi sempre un rapporto con l’interiorità; posto tutto questo, che senso ha quel post?

La nostra è un’epoca che sembra aver nostalgia dell’indistinto, del primitivo. Che senso ha questo post?

Credo si tratti dell’ennesimo tentativo di snidare i diffidenti, coloro che reagiscono di fronte alle “stravaganze,” per additarli come intolleranti. Oggi, “tutti fanno tutto, dicono tutto e vivono nella più assoluta libertà espressiva”, non solo, la semplice provocazione oramai non sortisce alcun effetto e pertanto si alza il livello al solo scopo di vedere chi non accetta la “scelta libera” del singolo. Libera? La tolleranza ha un senso a partire da un’idea di valore solidamente fondata, riguarda l’eccezionale, il minoritario, non la norma, cioè ciò che è largamente diffuso, ciò che ha preso forma lungo i secoli e a quanto pare a “funzionato”. È lecito sorridere di un uomo che si può permettere, in quanto affermato, di indossare calze e tacchi a spillo mostrando solide cosce e ben torniti polpacci? La vera intolleranza si applica quando la narrazione rispetto alla crisi economica è monocorde, quando grazie a tale racconto, i diritti vengono violati, il lavoro viene precarizzato, la sanità spolpata, le piccole aziende chiuse. Ma questo, interessa a pochi, non risulta funzionale all’intrattenimento moralistico che appesta i media.

 

 

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