Una domanda sull’amore

 

 

 

Cosa veramente conta nella vita

 

 

Cos’è l’amore? In fondo a un breve tratto di ragionamento, una stradicciola mattutina, nel pieno di una riflessione con i ragazzi, una giovane studentessa lascia cadere questa domanda. Improvvisamente cala un silenzio irreale. Tutti hanno capito che questo è l’essenziale, lo sanno.

Perché l’amore, ogni tipo d’amore ha un rapporto tutto particolare con la morte, con la perdita. Amiamo per paura di perderci, il dolore di domani è parte della felicità di oggi.

Strano meteorite l’amore; inspiegato, un gomitolo di domande, è un cratere che apre nel fondo delle nostre esistenze l’ansia della vita.

Ci aggiriamo attorno alla voragine spauriti e attratti, come fossimo ogni volta riportati all’origine di tutto. La civiltà dei computer, delle macchine, del calcolo, dei viaggi transoceanici, degli impulsi elettronici, della fittizia e ubiqua comunicazione; si scopre povera, nuda, “primitiva” davanti al cratere” dell’amore. Ma forse non è l’amore la cosa di cui stiamo parlando, forse è il “traviamento” che l’innamoramento, quando accade, produce. Perché l’innamoramento accade, che merito abbiamo nell’essere colpiti dalla freccia di cupido? Nessuno. Passavamo per caso, passava per caso. Prima dell’amore c’è il meteorite dell’innamoramento. Sembra dire: “Vuoi entrare nel mistero di questa voragine così necessaria alla vita?” Per questo ci aggiriamo attorno al cratere, incerti sul da farsi e senza sapere che Lui, ha già deciso al posto nostro.

La sola cosa che conti nella vita è l’incomprensibile, il mistero degli incontri; ogni incontro resta insoluto, aperto, perché eccede sempre la misura del nostro piccolo e grande Io. Se non fossimo creature di pastafrolla non cercheremmo l’amore.

L’amore, ogni forma d’amore nasce sempre da un incontro e gli incontri sono imprevedibili; cominciano con uno sguardo, procedono con una parola, si sciolgono nell’immaginazione. Prima dell’amore viene l’immaginazione dell’altro. Noi ci innamoriamo sempre di un’idea prima di amare una persona.

Noi ci innamoriamo di un essere che non esiste; una voce e uno sguardo, un pensiero e un sorriso, fungono da colori primari per il ritratto che intendiamo fare.  Il ritratto di un possibile amore, questo potrebbe essere il titolo di un quadro che non spiega nulla. Più una mente immagina, più feconda è la fantasia, più il dipinto sarà attraente.

Il mistero del dialogo mi affascina; non ci sono confini, regole scritte che possano prevedere dove ci porterà un incontro fatto di parole e di sguardi. Il dialogo appartiene alla dimensione dello spirito, per questo è incommensurabilmente più grande di noi. Parto da una stazione, direzione Torino e arrivo a Roma. Non ho perso tempo, lo so, per questo sono felice. Non conoscevo Roma, non pensavo esistesse. Questo è il mistero fecondo del dialogo.  Possiamo dialogare con tutto, con un libro, con un film visto, con la cassiera del supermercato, con una donna e con un uomo conosciuti in treno. Possiamo dialogare con noi stessi, possiamo dialogare con Dio anche se non crediamo in lui. Quante volte un incontro imprevisto ha spalancato porte su stanze e luoghi imprevisti della nostra vita.

L’amore comincia qui, dentro l’imprevisto di un incontro, quando decidiamo di non fuggire, ma di seguire le tracce di verità e di bellezza che un dialogo improvvisato origina. L’erba cresce, pazza e libera, anche dove non seminiamo, ci pensa il vento a portarla ovunque.

Questo credo sia l’essenziale dell’amore, uscire da sé, essere disposti a perdere tutto, sprecarsi, donarsi, incontrarsi. Tutto ciò implica un rischio, una perdita; qualche cosa deve essere lasciato. Bisogna rinascere dall’alto; ciò che è carne è carne, ciò che è spirito è spirito. Noi siamo la goccia, ma ciò che realmente conta è il contenuto, l’acqua.

Ecco dove mi hai portato giovane alunna con la tua domanda sull’amore.

 

 

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