Verona è solo l’inizio

Il convegno di Verona, a detta di Avvenire, si è concluso con la “pubblicazione di un libro dei sogni”, salvo poi sostenere che analoghi sogni sono condivisibili e portati avanti con metodo adeguato dalle associazioni pro famiglia gradite al quotidiano; associazioni che ovviamente non hanno partecipato al convegno. Un meeting a loro dire, sovranista, contaminato da eccessiva presenza di paesi dell’Est, poco europeista, troppo frequentato da elementi della “destra governativa”.

È umanissimo pensare che tra leader di gruppi che si battono per affermare le stesse cose possa esistere una gelosia che porta persino a guardarsi in cagnesco e a disertare le rispettive proposte? Non credo, poiché se l’obiettivo è comune si dovrebbe stare insieme, pur nella diversità e varietà di opinioni e metodi.

Ma forse, una diversità sostanziale esiste: ciò che i “signori del dialogo” chiamano metodo non divisivo in realtà è più una ricerca di piccole concessioni, allo scopo di non urtare i grandi mass media, occupati da una mentalità radicale e anticristiana. Lo abbiamo visto quanto siano tolleranti con chi non la pensa come loro. Dissacrazione, false notizie, titoli cubitali per denunciare presunte omofobie, panegirico della contemporaneità, menzogne sul medioevo; e tutto questo con l’intento di spaventare, intimorire, minacciare i relatori e gli spettatori di questa manifestazione. “I tolleranti” hanno stilato liste di proscrizione nei confronti degli alberghi in cui alloggiavano i relatori, hanno redatto analoghe liste per denunciare gli interpreti che si prestavano a tradurre gli interventi, hanno scritto post deliranti sui social. In una parola si sono resi ridicoli. Personalmente più provocano e offendono, più sono motivato a procedere nel contrastare la loro proposta mortifera.

I cattolici che hanno giudicato divisivo il congresso mi ricordano la maggioranza silenziosa che non osò opporsi nelle scuole e nelle università allo strapotere dell’ultra sinistra negli anni settanta. Non solo, credo che persino i contenuti tra “noi e loro” siano diversi.

Il convegno di Verona ha tematizzato il relativismo e il secolarismo di tutto l’occidente allargando lo spettro della riflessione a temi essenziali che si intersecano l’uno con l’altro. Il senso dell’umano, dell’essere uomo e donna, della maternità e della paternità, della crisi demografica, del diritto alla vita, delle radici identitarie e spirituali di una nazione, di un’antropologia realista aperta al mistero del soprannaturale.

È questo che dà fastidio: per la prima volta un movimento di opinione, ma soprattutto di pensiero, osa ripensare la logica dello sviluppo, contrastando il liberismo spinto che non conosce confini, che vuol cancellare gli stati e, come afferma Fusaro, abbattere il limes naturale riducendo l’eterosessualità ad una scelta tra le altre, in quanto tutto è fluido e modificabile. Di questo hanno paura i burattinai miliardari e i pupi che inconsapevoli li seguono.

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